Benvenuti

Questo blog traduce in realtà un vecchio sogno che molti di noi nutrivano tanti anni fa. Il sogno di creare uno spazio dove mettere in circolo idee, opinioni, prodotti letterari, riflessioni a voce alta riguardo alla cultura e alla storia contemporanea. Con un fortissimo richiamo però alla nostra realtà, quella del tempo che si trova a vivere in questo momento Palermo. Ecco il senso delle prime due lettere dell'intestazione del blog. Per il resto poi il nome è forse ambizioso, volutamente pretenzioso e non disdegna certo un pizzico di ironia. Ma certamente, in molti ne siamo convinti, di questo avrebbe bisogno, più che in ogni altro momento, più che in altre circostanze della sua millenaria storia la nostra città. Di una vera palingenesi umana, morale, culturale. Nessuno di noi pretende naturalmente di potere tanto. Nel titolo è certamente una speranza, un auspicio, formulato da Auguri non ancora rassegnati.

Enzo Barone

giovedì 31 maggio 2012

VITA

by Silvia Dello Russo


Credevo di esserci arrivata
Invece no
da cento anni giravo su me stessa
Credevo di averla conosciuta
Invece no
Non ne percepivo
Che la superficie piana.
Non percepivo i rilievi dei suoi seni
le curve dei suoi fianchi
Chi era questa Vita di cui tutti parlavano?
Dicevano abitasse in mezzo al deserto
Dicevano si vestisse d’azzurro di giorno
E vagasse nuda la notte
E che Intorno a lei nugoli
di uomini donne bambini affamati
mendicassero mille e ancora più cose.
I vecchi dagli occhi profondi di storia
erano gli unici a parlarmi di lei
e mi dicevano fosse bellissima

Così partii un giorno
Decisa di  cercarla e trovarla
E girai e cercai
In città di lusso
Tra matrigne e soldati di piombo
In paesi di miserie
Sotto le bombe
Tra le mine di guerra
Tra arti amputati
Sotto le macerie
Di terremoti d’anime...
Arrivai persino Tra le grinfie
di uno stanco e storpio minotauro…
Nel suo labirinto che
altro non era che un piccolo giardino
Ma non la trovai
Non la trovai davvero
Eppur credevo appunto
 credevo...
Fu allora che
stanca
col musone lungo e gli occhi grandi
 me ne tornai a dormire
 vestita  di sabbia... protetta
dal cielo azzurro che di giorno mi ricopriva
ancora sicura che ci sarebbe stata
un’alba Bianca al mio risveglio
sicuramente piena di Sapienza
e Consapevolezza
Pietra nuova
della mia essenza eterna
e alata

mercoledì 30 maggio 2012

Frammenti n.4

di francesca saieva

photo by maria venere licciardi

Un muro bianco di musica (Pessoa) come partitura d'addio (Mercier). Con lo sguardo cerchi il 'nuovo' Orizzonte, come ciò che anela la Cura. La muraille en face du veilleur (Rimbaud), il muro di fronte a chi veglia, silenzioso tra corde risonanti e pagine ingiallite. Ma l'occhio, volontà, mostra la tua Natura, vagito e rantolo di quell'idea, ombra sulla parete. Ora, in sordina, l'armonia trova gli accordi. Sono virtuosismi dell'animo, gli inganni dell'uggioso giorno (Shakespeare). E nel respiro della musica, ti sembra di udire: "je n'ai pas oublié la chanson que tu me chantais" (Prévert)

lunedì 28 maggio 2012

Stupor Mundi - Settimanale di informazione in lingua siciliana (n° 39)


Edizione n°39 del 25 maggio 2012, chiusa alle ore 08:00 del 24/05/2012. 

- Note linguistiche: 
I vari termini sono trascritti seguendo i dizionari del Mortillaro e del Pasqualino.

- Città e località di Sicilia citate nelle notizie: 
Agrigento, Capaci, Casteltermini, Castelvetrano, Catania, Palermo, Siracusa, Trapani.

venerdì 25 maggio 2012

La stanza dei bottoni III parte


di Daniela Palumbo
Marina non abitava più in quella casa; aveva perfino cambiato città, anche se solo per qualche mese, così riferivano i genitori. Si era arruolata nell’esercito, inaspettatamente, nel corpo dei bersaglieri, come mostrava una foto appesa a una parete del salotto, dove il viso di lei, incorniciato dal cappello, sorrideva con orgoglio tra l’opulenza delle piume e lo sfavillio dei bottoni della divisa …  Grandi, questi ultimi,  dorati e tirati a lucido, e rotondi, come il seno prorompente della donna sotto la giacca severa. Altri bottoni. Bottoni del tutto diversi, per un’altra Marina. Chissà se l’avrebbe riconosciuta più, rivedendola. Se le avrebbe sorriso come allora …

mercoledì 23 maggio 2012

Il turista

dipinto by Simone Barone 

di Enzo Barone
La prima volta che lo vidi anch'io mi sentivo un turista.
A quei tempi ero inabissato a cuore serrato in una lontananza quasi siderale, senza scampo, per via del lavoro in una cittadina del nord dove l'aria era nitida, il cielo purissimo e senza pietà.
Nei primi giorni di distacco ero spesso sotto l’agguato infido di una malinconia famelica, pronta ad ogni istante a sbranarmi senza tante cerimonie e questo sarebbe certamente accaduto, se nella mia nuova condizione di emigrato non le avessero conteso la preda, con forze pari, la curiosità e il fascino inedito della solitudine.

sabato 19 maggio 2012

Stupor Mundi - Settimanale di informazione in lingua siciliana (n° 38)

Edizione n°38 del 18 maggio 2012, chiusa alle ore 08:00 del 17/05/2012. 

- Note linguistiche: 
I vari termini sono trascritti seguendo i dizionari del Mortillaro e del Pasqualino.

- Città e località di Sicilia citate nelle notizie: 
Barcellona, Catania, Ciricà, Floresta, Gibellina, Lipari, Marina di Ragusa, Menfi, Messina, Nebrodi, Palermo, Patti, Pozzallo, Santa Maria del Focallo, Santo Stefano di Quisquina, San Vito Lo Capo, Termini Imerese, Tripi, Vulcano.

venerdì 18 maggio 2012

Le juge ment

by Silvia Dello Russo

Il giudizio

Quando ti portarono al freddo banco
Tu immensa roccia di giustizia 
Comparve un giudice
Piccolo piccolo
Foglia tremula d'ingiustizia

Come avvocato difensore
Tu avevi il buon cuore
Come capo d'accusa
Lui aveva la razionalità sterile

Con i suoi vitrei occhi 
Lui si credeva intelligente e perspicace
Capace di intravedere ispezionare
Vivisezionare

Era piccolo quel giudice 
Eppure si credeva in grado 
Di poter arrivare laddove
I saggi della montagna albergavano

Ascoltai le accuse e
Sentii il cancelliere annunciare il giudizio
"le juge ment"
Il giudice mente

Mi affacciai allora alla sua poltrona
E sotto la tonda testolina 
Una sdrucita tonaca 
Mal nascondeva le bende
e i lacci d inganno
che inchiodavano alla sua poltroncina..
Percepii i suoi strazi di infanzia oppressa
La rabbia stizzita della sua impotenza
ad esser come gli altri

Gli sussurrai allora 
Tu mi sembri 
La triste regina di Alice
A tutti coloro cui vorresti
impotentemente assomigliare
Tu fai tagliare la testa

No disse lui
Io li aiuto
E li libero grazie al mio 
 juge ment
Anche se loro non lo credono
Io li omaggio del mio juge ment

Mentre pronunciava queste sue ultime parole
La tua testa rotolava muta ai suoi piedi
Mentre le sue piccole orecchie si riempivano
della voce del cancelliere
che annunciava solenne il giudizio

IL GIUDICE MENTE

giovedì 17 maggio 2012

Il crollo dell’euro e il delirio del Corriere della Sera



di Massimo Costa (docente universitario alla Facoltà di Economia e Commercio di Palermo)


Lo so che ancora non osano dirvelo apertamente ma ci vuole qualcuno che prima o poi dica che il re è nudo. Ebbene ve lo dico io, apertamente: l’avventura dell’euro è finita, o comunque volge al termine.
La libertà da questo cappio la pagheremo, la pagheremo carissima, ma si avvicina inesorabilmente, nella disperazione dei banksters che non sanno più cosa inventarsi per dilazionare la loro fine di qualche settimana.

Stupor Mundi - Settimanale di informazione in lingua siciliana (n° 37)


Edizione n°37 del 11 maggio 2012, chiusa alle ore 8:00 del 10/05/2012. 

- Note linguistiche: 

I vari termini sono trascritti seguendo i dizionari del Mortillaro e del Pasqualino.

- Città e località di Sicilia citate nelle notizie: 
Agrigento, Barcellona, Catania, Pachino Palermo, Siracusa, Termini Imerese, Trapani.

martedì 15 maggio 2012

La stanza dei bottoni (II parte)

Di Daniela Palumbo

Ogni volta che aveva provato ad entrare in un negozio o una bottega che pensava potesse servire al suo scopo (le era capitato almeno cinque o sei volte solo quel giorno), di fronte alla propria richiesta, espressa con poche parole balbettanti, sempre più imbarazzate (Scusi, mi servirebbero … un paio di bottoni, da adattare a una camicia. Sa, ne ho appena perso uno … ), il venditore dall’altra parte del bancone, oppure in piedi davanti all’ingresso della porta, in attesa di clienti, sgranava gli occhi o inclinava leggermente il capo da una parte, o tutt’e due le cose; oppure, nel migliore dei casi, accennava a un sorriso semi demente chiedendole di ripetere, come se lei si fosse appena espressa in un’altra lingua, incomprensibile e sconosciuta … Uno di questi le aveva addirittura risposto, con tono decisamente seccato:  “Questo è un lavasecco, signora! Per chi ci ha presi?!”. Un tono che addirittura aveva richiesto e ottenuto delle scuse, da parte di lei, mortificata come mai prima.

lunedì 14 maggio 2012

Frammenti n.3

di Francesca Saieva

photo by Maria Venere Licciardi

Da uno scoglio piatto ali salmastre planano su tavole di cielo, rossore del perfetto cerchio, mentre lapilli si spengono sull'acqua esigente di sole. Soltanto sensibilità (Woolf) di terra e argilla, es brauchet aber Stiche der Fels und Furchen di Erd' (Hölderlin), perché l’anima senta germinare le ali (Platone), ora che nel Silenzio niemand bespricht unsern Staub (Celan). Forse… s'indugia restando sull'orma del proprio passo.
.
Voisins du Méandre (Rimbaud), vicino al Labirinto un Tempo altro, la stessa Origine. Ora unica al cadere dello sguardo (Heidegger). Il possesso non ti appartiene, eppure ne custodisci la 'presenza' nel suo farsi incontro. Entgegen-weilen (Heidegger). Da quando il falò si è spento, la grigia cenere (Bulgakov) ne ha bruciato i contorni. L'isolotto è ormai deserto, fin quasi alla luna (Bulgakov). Ascolta i notturni di rumori e visioni. Sono les arrêts de la vie (Rimbaud).

Nur zwei Dingen (Benn), immobile il soppesare, wesan, così come les feuilles mortes se ramassent à la pelle (Prévert). Non oblio ma nascosta rapidità dell'assenza (Heidegger), possibilità della 'visione', scolpita con foglie d'acanto... tra reticenze a forma di frontoni spaccati (Dalì), perchè così ti piace immaginare. Nel frastuono metropolitano, ti perdi nel brusio del quotidiano volere, all'ombra di un rifugio roccioso dove ti accoglievano, rotondi come balaustre, calmi sorrisi (Dalì). E' amore nuovo. Ma alla porta del desiderio solo la presenza di un'idea (Schopenhauer). Allora cosa resta? Die Leere und das gezeichnete Ich (Benn).

domenica 13 maggio 2012

XII

by Silvia Dello Russo

Verso gli abissi
Dell'inconscio
Sei rivolto
Ancora appeso alla vita
Da un nodo di corda
I tuoi capelli sono radici
Intrise di terra
Da cui partorirai te
Nuovo germoglio

Sembri in un passo
Di danza
Tra due alberi
Con le fronde a far radici
A tronchi che come canne
Al vento forte si sono piegate
Ma che tu àncora
Tu uovo
Tu nuovo nascituro
Mantieni ritte
Tu centro
Tu baricentro
Tu clessidra

È la tua testa che sorregge i tuoi piedi?
I tuoi pensieri hanno calli duri
Mentre i tuoi talloni
Si rivolgono come corolle al cielo

Tu Albero
Tra i cerchi
Dell'anima
Parli di te delle tue generazioni

Tu occhio indiscreto
Ma vero
Cos'hai visto?
Che nascondi beffardo nelle tue mani
Cosa sono quei tagli su Rami
Mancati come mani destre

Lascia cader i pesi dalle tue tasche
Una maschio
L'altra femmina
Mentre i tuoi dieci sephirot
Ti dichiarano
Tu albero
Tu missile verticale
catartico
Di eterna vita

LA STANZA DEI BOTTONI

di Daniela Palumbo
Adele  era una donna abitudinaria. Per lo meno nella scelta quotidiana dell’abbigliamento se non nella cernita degli uomini, o delle amiche da frequentare, oppure nella selezione del tipo di lavoro, assolutamente precario  e quasi sempre “in nero”, di cui di solito si stancava nel giro di pochi mesi, a volte di settimane persino. Quanto all’arredamento di casa propria, poi, era un continuo cambiare, gettare via, ricomprare, fare “girare” mobili e suppellettili, relegare giù in cantina per poi recuperare dopo mesi, rimodernare, ridipingere. 
E sicuramente avrebbe pure venduto l’appartamento ereditato da anni per comprarne uno nuovo, magari in un altro quartiere della città, completamente diverso, se questo non fosse stato gravato da usufrutto (in realtà  lei non possedeva che la nuda proprietà, essendo il diritto di abitazione riservato a una vecchia zia vedova, con la quale viveva). Considerando i vestiti o gli accessori che lei decideva di mettersi addosso ogni giorno  prima di uscire di casa (entro le sette e un quarto del mattino, orario tassativamente rispettato per non incappare nel traffico della metropoli), allora sì, chiunque avrebbe detto che lo fosse per davvero, abitudinaria.

martedì 8 maggio 2012

Le vide

by Silvia Dello Russo

Li vidi sulla tua pelle
Nitidi e forti mentre tu con il tuo
Sous-ris
Tentavi
Di cacher appunto
Sotto il riso
Le cris

Parlavi inconsapevole
e venendo da lontano 
lasciavi impronte di giunchiglie
Che sbocciavano al tuo passaggio

Il vento ti muoveva i capelli
Ed ogni volta un'edera verde
li intrecciava affinché non coprissero
i tuoi verdi occhi
Ancora madidi
Ti accarezzavi il volto e dalle tue dita
piccole margherite  bianche si posavano sulle tue gote
E chissà da dove venivano quelle parole
che sempre più madre natura ti avvolgeva
come in uno scudo di guerra
fatto di nuovo amore
Erano nere livide passate le parole
Mentre il tuo presente le risbocciava  
e riprofumava riposandole sulla tua lingua

Una farfalla poi volò nella tua bocca
proprio mentre lei si contorceva
in un espressione di lamento
Ne uscirono mille farfalle bianche
e nelle tue viscere fiorivano orchidee
e sul tuo fegato sbocciava una rosa bianca
E mentre un usignolo cantava
dal tuo orecchio destro, 
Sul tuo petto madre natura s'incarnava

Le vide  
era stato colmato 
E non li vidi più i segni del tuo vecchio dolore
le tue sembianze da dea si trasmutavano
in quelle di madre
Che sei

Jaquesson
Sono il figlio di Giacomo 
E ti ho vista
Arrivare da antiche tenebre che hai vinto 
Per accomodarti regale sul trono che ora occupi
E maestosa e placida sorseggi
Il tuo nettare fluttuante nel mondo
Sprigionando incessantemente da ogni parte di te
L'indicibile amore da cui provieni